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UOMINI CHE SANNO SOFFRIRE : POSSONO DIVENTARE DEI!

  • Redazione
  • 3 nov 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

(Franca: “Signore, Tu sei Onnipotente e vedi quanta sofferenza c’è sulla terra ...

Perché Tu che tutto puoi, non estirpi in una sola volta tutto il male?”)

Vedi Franca, è vero, Io sono Onnipotente e se volessi,

in un batter d’occhio il male sarebbe distrutto sulla terra.

Gli uomini allora diventerebbero Angeli.

Ma io non ho bisogno di Angeli: ne ho miriadi in Cielo.

Io ho invece bisogno / di Dei![1].

Solo gli uomini lo possono diventare se, dopo la caduta,

sanno attraversare la sofferenza.

Valorizzate la sofferenza![2]

4/2/1973 Ft-S

[1] Sul tema della “deificazione”, v. la nota della loc. 11.6.74 Spir: “Lo sapete che siete Dei in formazione?...”. Cfr., per la locuzione in esame, i capp. 1 e 2 dell’epistola agli Ebrei. Nell’affermazione della superiorità di Cristo sugli Angeli è inscritta e immediatamente consequenziale l’affermazione della superiorità della natura umana - assunta e resa consorte della natura divina (2 Pt. 1, 4), nella Incarnazione di Cristo (Ebr. 2, 14) - sulla natura angelica. L’assimilazione al Cristo di gloria, passa, tuttavia attraverso l’assimilazione al Cristo “rivestito di debolezza” (Ebr. 5, 2), “autore della salvezza ed elevato a perfezione per mezzo della sofferenza” (Ebr. 2, 10). Se “ministri” (Ebr. 1, 7; Sal. 103, 4), “esecutori dei divini voleri” sono detti gli Angeli: “non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero in favore di coloro che erediteranno la salvezza?” (Ebr. 1, 14); “figli” ovvero “fratelli” (Ebr. 2, 10.12 ecc.) sono invece chiamati gli uomini, figli o fratelli di Colui che li rende eredi della sua stessa natura divina (2 Pt. 1, 4; Ebr. 2, 14),nella assimilazione e compartecipazione al destino di morte-resurrezione inscritto nel mistero pasquale, per fare di essi, non già degli esecutori dei divini voleri, ma bensì dei “collaboratori” di Dio. L’affermazione, apparentemente paradossale: “ma Io non ho bisogno di Angeli, ne ho miriadi in Cielo ...” e significante le più alte attese (di Dio) sull’uomo deificato-attraverso-la-sofferenza: (“solo gli uomini possono diventare (Dei)... se sanno attraversare la sofferenza”), è di rimando al passo di Ebr. 2, 16: “Non è infatti degli Angeli che Egli si prende cura, ma `del seme d’Adamo Egli si prende curà”, dove l’Autore della Epistola riferisce il passo di Is. 41, 8. L’espressione (riferita all’uomo): “lo facesti di poco inferiore agli Angeli” del Salmo 8, v. 6, mal traduce in realtà (per una forma di interpretazione) il testo ebraico: “di poco inferiore a Dio” (Elohim). [2] Cfr. 8.4.70 Spir.

 
 

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